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Botti di Rovere PDF Stampa E-mail

La botte è fra i più antichi contenitori di vino e fino all’inizio dello scorso secolo è stato pressoché l’unico contenitore di una certa capienza.

 

La botte oggi deve essere considerata un attrezzo di cantina che si utilizza per affinare, per migliorare i vini destinati all’invecchiamento.

 

Le caratteristiche generiche che si ricercano in un legno da botte sono la buona lavorabilità, la buona resistenza meccanica, l’elasticità, le venature diritte, la presenza di nodi ridotta al minimo possibile, l’assenza di aromi e sapori indesiderabili, un buon contenuto di tannini. Il legno che meglio soddisfa queste esigenze è il rovere e il più noto e blasonato è quello proveniente dalla Slavonia, una zona dei Balcani.

 

Il legno migliora il vino e ne modifica positivamente le caratteristiche, tra cui il contenuto in tannini che possono passare dal rovere al vino anche in dosi fino ai 300 mg/L in funzione del fatto se la botte sia nuova o vecchia, della sua capacità (cioè rapporto superficie/volume) e del tempo. Notevole è anche la cessione di principi aromatici, tra cui la vanillina e altre sostanze derivanti dall’idrolisi e dall’ossidazione delle lignine.

 

L’invecchiamento del vino rosso dipende anche da un “dosatissimo” contatto con l’ossigeno, molto lento e sapientemente diluito nel tempo. L’ossigeno penetra lentamente nel vino attraverso le connessure delle doghe e attraverso le porosità del legno e reagisce con i composti fenolici del vino.

(da Tecnologie dei vini rossi – Tullio De Rosa – Edizioni AEB Brescia)

 

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